15 settembre 1976: cinquant’anni fa il Friuli tornava a tremare
Il 15 settembre 1976, a poco più di quattro mesi dal terremoto del 6 maggio, il Friuli fu colpito da due nuove, fortissime scosse. La prima alle 5.15 del mattino, la seconda alle 11.21, con magnitudo intorno a 6.0. Le scosse provocarono nuove vittime e aggravarono ulteriormente i danni in un territorio già duramente colpito.
Ma la storia del terremoto del Friuli è anche la storia della risposta della comunità scientifica. A pochi mesi dal sisma, nel dicembre 1976, il Bollettino di Geofisica Teorica e Applicata (BGTA), la rivista scientifica edita dall’istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale - OGS, pubblicava due interi fascicoli dedicati al terremoto: il volume 19, parte 1 e parte 2. Un lavoro scientifico imponente, realizzato in tempi molto rapidi e con il contributo di ricercatori italiani e stranieri. Le pubblicazioni documentano le osservazioni, gli studi e le prime interpretazioni scientifiche di una sequenza sismica che aveva profondamente colpito il territorio friulano.
I volumi contengono gli atti del convegno che venne organizzato il 5 dicembre 1976 a Udine dall’OGS, dall’Università degli Studi di Trieste, dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, dal Commissariato Straordinario del Governo in Friuli, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR, dall’International Centre for Mechanical Sciences CISM di Udine e dalla European Association for Earthquake Engineering EAEE.
Oggi quei due volumi sono stati digitalizzati e sono nuovamente consultabili online, a disposizione di chi studia il terremoto del 1976 e di chi vuole conoscere la storia della ricerca scientifica che seguì quell’evento.
Il lavoro, compiuto dalla redazione della rivista, che oggi si chiama Bollettino di Geofisica e Oceanografia (BGO) ed è open access, testimonia il ruolo chiave dell’OGS, allora Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste, nello studio del terremoto. L’Osservatorio, fu infatti fondamentale nella localizzazione degli eventi principali della sequenza e fu tra gli attori principali che contribuirono allo sviluppo della rete di collaborazione scientifica sviluppatasi dopo i tragici eventi del ‘76.
Oggi la rete di monitoraggio sismico dell'Italia nord-orientale SMINO rappresenta un’infrastruttura di ricerca transnazionale gestita dall’OGS e supporta la ricerca scientifica e le attività di protezione civile grazie a un sistema integrato di reti strumentali con acquisizione e trasmissione dei dati in tempo reale, che integrano quelli della rete nazionale.