Cile, una ricerca a cui ha partecipato anche l’OGS analizza le strutture del fondale marino associate alla presenza di gas idrati
Un nuovo studio internazionale, a cui hanno partecipato anche Iván de la Cruz Vargas-Cordero (ricercatore cileno e borsista ICTP, attualmente impegnato in una ricerca assieme l’OGS, con cui collabora da circa 20 anni), Umberta Tinivella (OGS) e Michela Giustiniani (OGS), ha analizzato le morfologie del fondale marino associate ai sistemi di gas idrati al largo delle coste cilene. La ricerca ha permesso di ottenere importanti indicazioni sulla circolazione dei fluidi, sulla migrazione dei gas e sul potenziale di instabilità geologica lungo i margini continentali.
In particolare, lo studio prende in esame un settore al largo di Coyhaique, nel sud del Cile, dove i dati sismici e batimetrici evidenziano rilievi positivi del fondale, potenzialmente associati alle dinamiche tipiche della presenza di gas idrati. Nel corso della ricerca sono stati analizzati dati di sismica a riflessione multicanale, informazioni ottenute mediante profilatore del sottosuolo (sub-bottom profiler) e dati di batimetria multifascio (multibeam), acquisiti durante la spedizione oceanografica MGL1701 e successivamente integrati con ulteriori parametri rilevati.
I risultati evidenziano la presenza di cinque strutture principali sul fondale marino, oltre a due altre strutture sepolte lungo il profilo sismico esaminato. Una delle strutture principali, nello specifico, è stata interpretata dal gruppo di ricerca come un “pingo” di gas idrati, il primo a essere mai stato identificato lungo il margine cileno. Si tratta di una conformazione del fondale che si origina quando gas e fluidi in pressione ed espansione si accumulano nei sedimenti superficiali, provocando il sollevamento del fondale. L'eventuale collasso del pingo, dovuto alla dissociazione degli idrati, può generare crateri e favorire la fuoriuscita di metano.
L'identificazione dei pingo è resa possibile dalla presenza di un rilievo positivo, associato a elevate velocità sismiche, bassi valori dell'attributo ampiezza/frequenza e concentrazioni relativamente elevate di gas idrati. La modellizzazione delle velocità sismiche consente inoltre di stimare le concentrazioni di idrati e gas liberi: un parametro fondamentale per valutare la possibile disponibilità di risorse energetiche, gli impatti climatici e i rischi geologici, tra cui le frane sottomarine e i potenziali tsunami associati.
In merito alla seconda struttura individuata nel sito dal gruppo di ricerca, essa è stata interpretata come un vulcano di fango, sulla base delle basse velocità sismiche e degli elevati valori dell'attributo ampiezza/frequenza. Anche le due strutture sepolte sono identificabili allo stesso modo. Le altre tre strutture principali, invece, non possono essere classificate con certezza.
Nell’insieme, questa conformazione del fondale rivela la complessità geologica dell’area esaminata, caratterizzata da una significativa circolazione dei fluidi associata a fratture e faglie. Lungo il margine cileno, infatti, la deformazione tettonica, causata dalla subduzione della placca di Nazca sotto quella sudamericana, e le variazioni del flusso di calore influenzano la formazione e la dissociazione dei gas idrati.
I risultati dello studio, che ampliano le conoscenze sui sistemi di gas idrati nel Cile meridionale e sottolineano il bisogno di ulteriori indagini, suggeriscono che questo sistema di gas potrebbe essere localmente instabile, con possibili implicazioni per il rilascio di metano, i rischi geologici e la necessità di un monitoraggio a lungo termine del margine continentale cileno.