Pubblicato su Nature Reviews Earth & Environment nuovo articolo sull’instabilità della calotta glaciale dell’Antartide Orientale nel Bacino di Wilkes

Un nuovo articolo di sintesi, pubblicato oggi su Nature Reviews Earth & Environment, lancia un appello per incentivare nuove campagne di ricerca interdisciplinare coordinate a livello globale sul Wilkes Subglacial Basin, una delle regioni meno conosciute dell’Antartide Orientale, ma che è particolarmente importante in quanto potrebbe contribuire in modo significativo al futuro innalzamento del livello del mare globale. 

Allo studio, guidato dal professor Matt King - Chief Investigator dell’Australian Centre for Excellence in Antarctic Science (ACEAS) e docente presso l’University of Tasmania - hanno partecipato anche le ricercatrici e i ricercatori dell’OGS Fausto Ferraccioli, Florence Colleoni, Laura De Santis e Serena Lagorio, oltre a Fiorenza Torricella, ora post-doc all’università di Salamanca in Spagna.

La revisione integra i risultati di studi di geologia, oceanografia e scienze del clima, insieme a osservazioni satellitari e modelli della calotta glaciale, per definire lo stato dell’arte e meglio determinare quali sono le più importanti lacune scientifiche da colmare nell’area del Bacino di Wilkes. Finora, infatti, nessuna nave è mai arrivata a meno di 150 chilometri dal fronte di uno dei ghiacciai principali, il Cook Glacier, e i dati di mappatura in situ dei fondali marini dell’area, così come le informazioni sulle condizioni oceanografiche, sono ancora estremamente limitati”.

La comunità scientifica internazionale ipotizza che il substrato roccioso del bacino, che si approfondisce dalla linea di costa verso l’interno del continente e raggiunge profondità anche di 2 km sotto al livello del mare, possa favorire in futuro meccanismi di arretramento e potenziale instabilità della calotta, come sta già avvenendo in Antartide Occidentale. Numerose evidenze scientifiche indicano che già in epoche passate - ad esempio durante il Pliocene medio, circa tre milioni di anni fa - alcune parti del Bacino Subglaciale di Wilkes sembrano aver subito un ritiro considerevole. Questi scenari del passato rappresentano un chiaro segnale d’allarme, evidenziando la necessità di capire molto meglio, e al più presto, come questa regione reagirà al futuro riscaldamento.

Nessuna nazione può affrontare questa grande sfida logistica e scientifica da sola, in questo periodo chiave che culminerà con l’Anno Internazionale Polare 2032-33, già in fase di pianificazione. Serve, dunque, uno sforzo congiunto a livello internazionale per indagare meglio l’area. Ciò è importante per poter quantificare e affrontare meglio l’innalzamento del livello del mare, per stabilire gli impatti dei cambiamenti climatici e per valutare le conseguenze per le comunità costiere e le infrastrutture vulnerabili in Australia, nel Pacifico e a livello globale.