Clima oltre 1,5 °C. Solidoro (OGS): “Ogni decimo di grado conta. Le scelte non sono più rinviabili”
Il nuovo rapporto dell’UNEP – l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente – segna un passaggio importante nella lotta ai cambiamenti climatici: non siamo più in grado di evitare un superamento temporaneo della soglia di 1,5 °C stabilita dall’Accordo di Parigi. Nel migliore degli scenari oggi considerati, il riscaldamento globale raggiungerebbe comunque un picco di circa 1,8 °C.
“Tre decimi di grado possono sembrare pochi, ma non lo sono”, sottolinea Cosimo Solidoro, Direttore della Sezione di Oceanografia dell’OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS. “Ogni frazione di grado in più significa maggiori rischi per gli ecosistemi e per le società umane: maggiore fusione dei ghiacciai e delle calotte polari, maggiore innalzamento del livello del mare, conseguenze più gravi per coste, città costiere, agricoltura e biodiversità e aumento della probabilità o dell’intensità di numerosi eventi estremi”.
“Il rischio sarebbe considerare il superamento di 1,5 °C come la dimostrazione del fallimento delle politiche climatiche e, di conseguenza, come una ragione per ridurre l’impegno. La scienza ci dice esattamente il contrario: ogni decimo di grado continua a contare. Dobbiamo limitare al massimo l’entità e la durata dello sforamento e creare le condizioni per riportare successivamente la temperatura verso valori inferiori”, continua l’oceanografo.
Questo modifica anche la prospettiva della mitigazione. Raggiungere le emissioni nette zero rimane indispensabile per arrestare l’aumento della temperatura, ma non sarà sufficiente per farla successivamente diminuire. Per tornare verso 1,5 °C sarà necessario arrivare a una fase di emissioni nette negative, nella quale venga rimossa dall’atmosfera più CO₂ di quanta ne venga ancora emessa.
“È una sfida tecnologica enorme”, osserva Solidoro, precisando che: “Oggi non disponiamo di sistemi di rimozione della CO₂ che abbiano dimostrato di poter operare in modo sicuro, sostenibile ed economicamente praticabile alle scale che potrebbero essere necessarie. Ma è forse una sfida ancora maggiore, perché richiede decisioni e investimenti mantenuti per molti decenni. Parliamo di una strategia che necessariamente attraversa più generazioni”.
Alla mitigazione deve inoltre affiancarsi un investimento molto più deciso nell’adattamento a un clima che è già cambiato: infrastrutture, gestione del territorio e delle coste, sicurezza idrica, agricoltura, sistemi di allerta e piani di emergenza, protezione delle fasce sociali maggiormente vulnerabili.
“Non pianificare oggi significa rischiare di dover destinare domani risorse sempre maggiori alla gestione delle emergenze e alla ricostruzione, sottraendole proprio agli investimenti necessari per ridurre i rischi futuri. Potrebbe innescarsi una spirale pericolosa: più danni, più risorse necessarie per ripararli e meno risorse disponibili per prevenire quelli successivi”.
Il superamento di 1,5 °C non significa dunque che sia troppo tardi per intervenire.
“Non tutte le conseguenze del cambiamento climatico possono ormai essere evitate. Ma l’entità delle conseguenze future dipende ancora in misura molto rilevante dalle scelte che facciamo oggi. Il tempo per limitarci a preoccuparci e discutere è finito. Le scelte non sono più rinviabili” conclude Solidoro.
Link al report UNEP: https://www.unep.org/resources/limiting-overshoot-navigating-exceedance
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