A Cortina un workshop internazionale sul monitoraggio del permafrost alpino

Si è svolto ieri, 14 aprile 2026, a Cortina d’Ampezzo, presso Col Druscié nell’area delle Tofane, lo stakeholder workshop del progetto FROST.INI, dedicato al monitoraggio del permafrost in ambiente alpino e alle implicazioni per la stabilità delle infrastrutture di alta quota e coordinato dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS.

Al workshop, organizzato da Eurac Research, hanno partecipato ricercatori, tecnici, gestori di impianti e decisori pubblici che si sono confrontati su metodi, strumenti e buone pratiche per osservare e interpretare la degradazione del permafrost, un fenomeno sempre più rilevante nelle aree montane soggette agli effetti del cambiamento climatico.

Nel corso della giornata sono state presentate e messe a confronto diverse tecniche di monitoraggio – tra cui DInSAR, misure in situ, indagini geofisiche e modellazione digitale – evidenziandone potenzialità, limiti applicativi e possibili ricadute operative nei diversi contesti territoriali alpini. Particolarmente partecipata la discussione plenaria, che ha favorito uno scambio diretto tra comunità scientifica e operatori del territorio.
“Il progetto FROST.INI adotta un approccio olistico allo studio del permafrost, integrando tecniche di monitoraggio da remoto e in situ, metodi geofisici e lo sviluppo di digital twin per analizzare l’interazione tra suolo gelato e infrastrutture” spiega Antonio Bratus, geofisico dell’OGS e coordinatore del progetto. “Lo scopo è di supportare lo sviluppo di politiche di gestione territoriale più resilienti e l’incontro di oggi ha fatto emergere proprio come sia necessario andare in questa direzione”.

Nel corso del dibattito, la competente platea ha rappresentato le necessità di risposte concrete alle problematiche, mentre è emersa la consapevolezza di sviluppare una cultura del permafrost soprattutto tra gli escursionisti delle quote più elevate visto che crolli di pareti rocciose sono sempre più attuali. Le presentazioni della mattinata hanno evidenziato come sia fondamentale la sinergia tra il mondo della ricerca e la pubblica amministrazione per giungere a pianificazioni e progettazioni efficaci. La mole di dati che si stanno raccogliendo lungo tutto l’arco alpino già oggi chiede il supporto dell’intelligenza artificiale per poter focalizzare aspetti che non distinguiamo e in questo senso, lo sviluppo dei gemelli digitali aprirà un nuovo modo di approcciare questo tema. 

Significativo interesse ha suscitato inoltre la presentazione del modello geofisico del sottosuolo dell’area della Tofana, sviluppato da OGS. L’integrazione di dati geoelettrici e sismici ha consentito di evidenziare la presenza di permafrost al di sotto della stazione di arrivo della seggiovia, fornendo un contributo rilevante alla comprensione delle condizioni geologiche locali e dei potenziali rischi associati.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di dialogo transfrontaliero promosso dal progetto, che nel 2025 aveva coinvolto gli stakeholder in un’indagine dedicata a conoscenze, esigenze e criticità legate alla gestione delle infrastrutture in aree con presenza di permafrost.

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